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Il 15 novembre del 1990 ci lasciava Paolo Valenti , grande tifoso viola .

Valenti
Paolo Valenti conduttore di 90° minuto

Paolo Valenti ha presentato la sua trasmissione finché le forze glielo hanno consentito. La sorte gli ha tolto, purtroppo, la gioia dell’ultima trasmissione.

Paolo Valenti avrebbe voluto comunicarlo a tutti, inconsapevole del fatto che quella del 21 Ottobre 1990 sarebbe stata la sua ultima apparizione di fronte allo sguardo rapito del tifo sportivo.

Quella trasmissione (90° Minuto) l’aveva creata lui, venti anni prima, insieme a Maurizio Barendson e Remo Pascucci. Un’idea innovativa, che consentiva a tutti di poter vedere i risultati ed i gol della giornata di Serie A subito dopo la fine degli incontri. Una rivoluzione televisiva e sociale, che si muoveva di pari passo con la crescita economica del Paese e con l’affermazione del campionato italiano in ambito mondiale. Gli anni della Lazio di Chinaglia, del Torino dei “gemelli del gol”, dello scudetto della stella del Milan, della Roma di Falcao e Liedholm, della grande Juventus di Platini, dell’incredibile Napoli di Mardona e del sontuoso Milan di Sacchi. Un ventennio raccontato con sapiente maestria e con pungente ironia da quel giornalista romano dai modi gentili, capace di entrare nel cuore degli italiani con la sua semplicità.

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Paolo Valenti : Trenta anni fa ci lasciava il mito di 90° minuto

Paolo valenti
Il conduttore di 90° minuto Paolo Valenti

Il 15 novembre del 1990 ci lasciava il giornalista Paolo Valenti

Valenti arrivava nelle case con cortesia e discrezione. Non contraddiceva, si permetteva soltanto di dubitare. Non snocciolava verità rivelate, osava soltanto proporre un’ipotesi o una testimonianza.

[…] Frasi come «un bel salto in avanti», «eh, oggi non è andata troppo bene», ritenute puerili e banali dagli intellettuali (?) della esegesi sportiva, servivano invece a Valenti per raccontare il gioco del pallone come una favola e per entrare così nel cuore dei suoi spettatori. […] era laureato in filosofia, aveva scritto un romanzo, molti racconti e tanti libri. E proprio per questo non avvertiva il bisogno di auto-promuoversi, sfoggiando paroloni o avventurandosi in rischiosi labirinti di congiuntivi.

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