Robbiati , l’ex viola : Uno spadino dal sinistro magico .

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L’ex calciatore della Fiorentina Alselmo Robbiati

Uno “Spadino” dal sinistro magico. Così amavano chiamarlo i tifosi della Fiorentina ad Anselmo Robbiati.

Alselmo Robbiati lui che ha risolto molte partite a favore dei viola grazie al suo talento e soprattutto alla sua fantasia. Cresciuto nelle giovanili del Monza per, poi, approdare in massima serie vestendo le maglie di FiorentinaNapoliInter e Perugia.

“Me lo affibbiò Giovanni Stroppa quando giocavamo assieme al Monza. Allora c’era il telefilm Happy Days e io dopo l’allenamento mettevo sempre il gel nei capelli e il giubbotto di pelle marrone. Un giorno lui mi disse che assomigliavo a Spadino quello di Fonzie e da lì me lo sono sempre portato dietro nel corso della mia carriera. Quando mi trasferii alla Fiorentina credevo di perderlo, invece, tra i giornalisti se lo sono passati e mi è rimasto appiccicato per sempre”.

“Nei primi anni ebbi Claudio Ranieri come allenatore, una persona con grande personalità che gestì un gruppo di giocatori importanti dopo la retrocessione dell’anno prima. Allestì una rosa con giovani di talento e giocatori esperti riuscendo a centrare subito la promozione in serie A. Con lui ho avuto un bellissimo rapporto. Gli anni successivi vincemmo la Coppa Italia, al ritorno da Bergamo all’aeroporto c’era un corteo di tifosi che ci scortò fino allo stadio dove c’erano 50mila spettatori alle 3 di notte, e la Supercoppa Italiana.

Riuscì a sfruttarmi in tutte le mie caratteristiche tecniche. Il mio rapporto con la tifoseria viola è stato straordinario, ero uno di quei giocatori che entravo e facevo bene. Ancora oggi quando vado a Firenze e mi riconoscono per strada mi ricordano quando nella semifinale di andata di Coppa delle Coppe al Camp Nou l’arbitro fischiò la fine della partita al 90’ quando io ero lanciato da solo verso la porta, sull’assist di Batistuta, per andare a segnare. Che rabbia ancora oggi. Allora il recupero non era obbligatorio”.

Le faccio un nome: Gabriel Batistuta. Che cosa le viene in mente?

“Per i più giovani era un esempio. Non saltava mai un allenamento, sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Un capitano da seguire. Un grande campione e un leader in campo. Era un piacere ogni giorno stargli vicino e imparare”.